domenica 28 luglio 2019

Guasti di Giorgia Tribuiani

Ho un consiglio di lettura: GUASTI ,il primo romanzo di Giorgia Tribuiani,una giovane scrittrice nata a San Benedetto del Tronto  e che ora vive a Bologna dove collabora con la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi. 
Dopo la morte del compagno,fotografo internazionale di discreta fama, Giada ha un insolito luogo dove andare a trovarlo. Si perché il suo compagno ha accettato di donare il suo cadavere al celebre anatomologo Dottor Tulp che con la tecnica della plastinazione lo ha trasformato in un’opera d’arte. La  plastinazione prevede che si drenino i fluidi corporei immettendo polimeri di silicone; il tessuto si irrigidisce, conferendo al soggetto – privato di pelle – l’aspetto di una statua di cera in cui sono visibili muscoli, arterie, vene. La mia collega di scienze motorie ha accompagnato alcuni studenti a visitare la mostra dei Real bodies a Roma.
Giada ha difficoltà ad elaborare il lutto, il suo compagno non è stato sepolto,lo può vedere lì in posa , mentre scatta una foto con la sua Nikon,e così ogni giorno per tutta la durata della mostra, compra il biglietto al mattino e rimane nella stanza dove il cadavere è esposto fino all’ora di chiusura. Un countdown di trenta capitoli,tanti sono i giorni della durata della mostra. Giada piange senza vergogna il suo amore,difende il suo diritto di rimanere lì con chi cerca di distoglierla o la crede pazza. Quando un collezionista d’arte decide di acquistare la “statua” lei è distrutta dal pensiero di doversi a breve separare dall’uomo  che ha amato e si trova a dover prendere una decisione.Lei, che all’inizio della relazione con il genio della fotografia aveva messo da parte le proprie ambizioni di fotografa per sviluppare una sorta di ossessione e   dipendenza dal suo uomo e  trasformarsi nella sua donna, ora che è rimasta sola non sa da che parte ricominciare a vivere per se stessa .L’incolmabile vuoto lasciato dalla perdita è in qualche modo colmato dal fatto che può ancora stare con lui,può vedere ancora i suoi occhi e quella protuberanza sul cranio che lui copriva con una bandana e ora invece è esposta senza pudore.A aiutarla arriverà il custode del piano di sotto che sa leggere nei suoi pensieri.
La  lettura di Guasti è una lettura intensa,impegnativa ,che cattura  e non lascia indifferenti.
Giorgia Tribuiani ti fa seguire i movimenti di Giada ,ti fa sentire il freddo del pavimento,il rumore del blister  degli ansiolitici,lo scorrere dell’acqua, le voci ,i sussurri dei visitatori, le urla,
; ti fa vedere l’immagine allo specchio,il trucco che cola...... Guasti è un libro che si legge con tutti i sensi. 
GUASTI
GIORGIA TRIBUIANI

VOLAND

martedì 9 luglio 2019

Due di Irène Némirovsky

In  Due Irene Némirovsky affronta il tema dell’amore passionale della gioventù borghese degli anni 
Il romanzo si apre con una scena cinematografica che  mostra diverse giovani coppie che amoreggiano in una festa privata in un giorno di primavera.I protagonisti sono solo dei nomi,non li conosciamo ancora e la scena è una esaltazione di colori e di corpi in un’atmosfera di rilassatezza e felicità. È l’approccio alla vita di giovani che,sopravvissuti alla guerra e alla carneficina delle trincee,hanno il solo  desiderio di vivere la loro giovinezza appieno. Dal secondo capitolo ci viene presentata la famiglia Carmonteli cui figli, soprattutto il minore Antoine, cercano la felicità  nelle braccia delle ragazze. L’autrice ci racconta  le vicende di Antoine, Marianne, Solange, Gilbert, Evélyne, che  sembrano avere il solo frenetico  impulso di godere nell’immediatezza con la paura del domani e  l’ansia che tutto possa finire perché “ I giorni passavano,la vita passava,è il meglio non arrivava.Quei domani continuamente attesi,e che continuamente,chissà perché,deludevano,erano ciò che alla fine faceva sfiorare la gioventù. E così presto!”
I loro amori si incrociano,finiscono,portano felicità,  ma anche solitudine, disperazione, malattia e morte.
Una domanda condizionano i loro comportamenti nei confronti dell’amore e sarà il filo conduttore:” Come avviene nel matrimonio il passaggio dall’amore all’amicizia? Quando si inizia a tormentarsi a vicenda e si comincia finalmente a volersi bene?”

Nemirovsky è capace di descrivere con eleganza e con sguardo ironicamente compassionevole il cinismo dei rapporti interpersonali,l’odio verso i genitori,la difficoltà di concedersi all’altro. Nei confronti dei genitori i protagonisti hanno sentimenti di rancore  e di odio per chi è stato incapace di dare affetto e li ha lasciati crescere con le bambinaie. A tutti accadrà di perdersi,di tradirsi e di rincorrere l’ebrezza dell’inizio,ma con il tempo impareranno che essere in due significa altro.

lunedì 5 novembre 2018

Bella mia di Donatella Di Pietrantonio

Dopo aver apprezzato L’Arminuta ho letto questo romanzo precedentemente scritto da Donatella Di Pietrantonio tre anni dopo il terremoto a L’Aquila. Ed. Einaudi



Lo consiglio vivamente, ben scritto, intenso, Non è facile parlare di questo libro senza rivelare parti importanti della trama e togliere il piacere  di immergersi pian piano nella storia, vivere le difficoltà e le fragilità dei personaggi. Il forte terremoto del 6 Aprile  2009 ha arrecato forti ferite alla città e alla gente che ha dovuto fare i conti con la perdita della casa e in certi casi di cari e amici.

E’ ciò che succede alla protagonista e io narrante di questo romanzo quando la sorella gemella, quella bella forte e fortunata, rimane vittima del terremoto . Il figlio Marco viene affidato in un primo tempo al padre, che però non sa come occuparsene e poi a lei e  alla madre anziana, trasferite nelle C.A.S.E. provvisorie del dopo-sisma. Da allora il tempo trascorre in un lento e difficile  processo di adattamento alla nuova situazione e  alla nuova forzata  convivenza . Tutti devono affrontare il presente  e fare i conti col proprio passato e con i ricordi. Il terremoto in pochi secondi ha seminato morte e macerie , cancellato l’intimità della gente coinvolta e  sconvolto la quotidianità.
Bella mia parla dell’amore perduto, ma anche di quello ritrovato che rinasce dalle macerie. Parla del tema della ricostruzione : materiale quella di una città offesa  e danneggiata , morale quella della gente  e dei protagonisti del libro che lottano per  dimenticare il dolore ,  ricominciare a vivere nuovi affetti e  allacciare nuove relazioni .

Ottima l’analisi psicologica dei personaggi; Caterina  ha perso la sua gemella da sempre suo supporto e modello e  di colpo si trova a fare da madre ad un ragazzo  adolescente, lei che madre non ha mai voluto essere; Marco, il nipote adolescente , è scostante e difficile  come solo gli adolescenti sanno essere , incapace di parlare con la zia , la nonna e  il padre della  sua tristezza e rabbia per avere perso tutto ,trova un amico nel cane Bric anche lui sopravvissuto al terremoto; il  padre,  che abita a Roma con la sua nuova compagna  , non riesce ad affrontare la nuova emergenza e conferma l’assenza affettiva .

Una nuova vita sta formandosi nel ventre di una vicina, metafora di una ripresa e una speranza di rinascita.

giovedì 1 novembre 2018

Trilogy by Kent Haruf: Crepuscolo e Benedizione

È ad Holt, una immaginaria cittadina del Colorado, non lontano da Denver, che Kent Haruf ambienta la “Trilogia della pianura”.
Pubblicata in Italia da NNeditore, la casa editrice ha scelto di presentare i testi al suo pubblico partendo da Benedizione – testo che, cronologicamente, sarebbe all’ultimo posto. Definita dall’autore stesso una trilogia slegata – loose trilogy – può quindi essere letta nell’ordine che ciascun lettore preferisce.
Io personalmente ho iniziato  la lettura con IL CANTO DELLA PIANURA/PLAINSONG di cui vi ho già parlato per proseguire con CREPUSCOLO/EVENTIDE  E BENEDIZIONEBENEDICTION di cui vi parlerò ora. Ho letto tutta la trilogia in lingua originale ,edita da Pan Macmillian , ma mi hanno detto che la traduzione di Fabio Cremonesi per NN editore sia molto efficace.
Dopo Il Canto Della Pianura, KENT HARUF continua a raccontare la vita di provincia degli abitanti della piccola Holt, trasformando la quotidianità in qualcosa di speciale. Una vita che continua, con inaspettati colpi di scena, anche nel secondo volume: CREPUSCOLO /
È trascorso qualche anno nella piccola comunità di Holt. Victoria ha dato alla luce luna bella bambina  ed è arrivato per lei il momento di riprendere in mano la propria esistenza decidendo di trasferirsi a Fort Collins e  iscriversi all’università, mantenendo i contatti con i fratelli McPheron che l’hanno accolta e salvata.
Ritroviamo il professor Guthrie assieme a Maggie Jones e facciamo la conoscenza di nuove e varie umanità: il piccolo DJ che vive con il nonno di cui si prende cura; Mary Wells e le sue due bambine, Dena ed Emma; infine Betty e Luther Wallace che, insieme ai figli sono costretti a vivere in una roulotte e vengono seguiti da un’assistente sociale.
Il lettore è felice di tornare ad Holt e ancora una volta si affeziona ai personaggi   e non puoi smettere di leggere e preoccuparsi per loro.
La tecnica cinematografica di Haruf, che si comporta come un invisibile cameraman, ci fa vivere direttamente i luoghi, le vicende ; l’uso sapiente della parola rende straordinarie vite comuni di una piccola comunità e umanità
Haruf usa il linguaggio dei suoi personaggi, diretto, semplice e il tutto sembra una ballata americana di cui avverti anche il ritmo e la musicalità.  E’ il ritratto di una comunità vera e autentica, fatta di persone ignoranti e intelligenti, rudi e gentili, fragili e riservate, confuse nella loro malinconia e solitudine.
Nel terzo libro della trilogia tutto si svolge nell’ultima estate di Dad Lewis ( è chiamato cosi dalla nascita di sua figlia) intorno al quale si riuniscono parenti, conoscenti e vicini . Di tutti scopriremo le paure, i segreti , le emozioni, i rimpianti e capiremo quanto sia  necessario, prima o poi, dover fare i conti con il proprio passato, la propria esistenza e le proprie azioni. Una vita che se ne va funge da Benedizione e riunisce tutta la gente in un nuovo rapporto di affetto e amicizia e aiuto reciproco.
Incontriamo Lorraine, figlia di Dad e Mary, che, trasferitasi a Denver, torna ad Holt per assistere i genitori, aiutata anche dalla vicina Berta May, la quale vive con la nipotina Alice, orfana di madre; Willa e Alena Johnson, madre e figlia che vivono da sole in un picco ranche, le cui giornate si intrecciano con quelle di Alice e Lorraine; infine il reverendo Lyle, da poco giunto in paese da Denver dove è stato cacciato dalla propria congregazione.
Alla fine della trilogia il messaggio che ci lascia Haruf è quello di speranza e fiducia nell’uomo, un messaggio necessario  in questa epoca di cinismo, individualismo e cattiveria .






























giovedì 25 ottobre 2018

L'unica storia di Julian Barnes

Quando un libro ti rimane dentro e continui a pensarci significa che ti ha lasciato qualcosa e che è un bel libro.
Julian Barnes L’unica storia Einaudi
“Abbiamo quasi tutti un’unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n’è una sola che conta, una sola da raccontare alla fine. E questa è la mia”.

E la storia che segnerà per sempre la vita di Paul è il suo primo amore a 19 anni con una quasi cinquantenne conosciuta al circolo tennis al quale si è iscritto per insistenza di sua madre.
Il libro è diviso in tre parti corrispondenti a tre precise fasi della storia tra Paul e Susan.
La prima parte racconta la fase dell’ innamoramento e dell’entusiasmo, della leggerezza e della trasgressione; Susan chiama Paul il suo Bel-Ami.
La  seconda racconta dello sviluppo della storia che inevitabilmente incontra ostacoli e problemi da affrontare, come il marito Gordon ,iracondo e violento, e la distanza che si viene a creare tra la vita dei  due amanti.
La terza dell’epilogo finale è narrata in terza persona e ci presenta i fatti in maniera oggettiva.
Abbiamo sempre il solo punto di vista di Paul che si butta a capo fitto sulla storia e continua ad amare e a prendersi cura di Susan anche nelle difficoltà. La storia con Susan influenzerà tutta la sua vita e il rapporto con le altre donne. Susan è più enigmatica,per lei, dopo un primo amore morto di leucemia e un matrimonio grigio, la storia con Paul inizia come  una piacevole avventura  che poi si rivelerà fatale.
“Il primo amore segna una vita per sempre: almeno questo negli anni l’ho imparato. Magari non supererà gli amori successivi, ma la sua esistenza li condizionerà lo stesso. Potrà costituire un modello ideale o un controesempio. Potrà offuscare gli amori successivi; ma potrà, al contrario, anche facilitarli, favorirli. Anche se, qualche volta, cauterizza il cuore e chiunque si avvicini dopo non troverà altro che tessuto cicatriziale.”
Paul si interroga sulla felicità: “Ma se cosí era, forse si poteva ampliare la tesi. Per esempio, affermare di essere stati un tempo felici, e crederci mentre lo si affermava, voleva dire essere stati davvero felici. Possibile? No, era evidentemente un argomento pretestuoso. D’altro canto, la memoria emotiva non è come un manuale di storia; le sue verità sono in mutamento continuo, e vere perfino se incompatibili.”
Ma forse il segreto di essere felice è nel non porsi alte aspettative
E forse il senso della vita è quello dell’amica Joan, personaggio interessante:
“Siamo tutti in cerca di un porto sicuro. E se non lo troviamo, ci tocca imparare ad ammazzare il tempo.”
Barnes attraverso le riflessioni di Paul fa una critica ironica dell’età adulta, della borghesia.
Alla fine forse ha ragione Joan , dobbiamo trovare un compromesso, un equilibrio, un porto sicuro. In fondo“In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l’unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze».”
E
“Forse è impossibile catturare l’amore in una definizione; forse lo si può catturare soltanto in una storia.”
Ho trovato l’ultimo libro di Barnes bellisssimo perché analizza con spietata veridicità l’animo umano, i suoi sentimenti e le sue relazioni con l’altro, ci fa interrogare sul significato del tempo che domina tutto, sulla funzione della memoria che ci fa ripensare alle cose passate con nostalgia e quindi modifica la realtà : sono più veri i ricordi belli o quelli brutti?
“La vita è bellissima ma anche triste», oppure «La vita è triste ma anche bellissima»? Una delle due era ovviamente vera, ma non era mai riuscito a stabilire quale.”

lunedì 12 febbraio 2018

Plainsong(Canto della pianura) di Kent Haruf

Plainsong
Kent Haruf
Pan Macmillan 
Picador classic


Per una settimana ho vissuto a Holt, la città fittizia del Colorado dove Haruf ambienta le sue storie, sono passata davanti ai suoi edifici, la scuola, il benzinaio, il diner, il pub, la casa disabitata, ho ammirato le sue pianure con allevamenti di cavalli e vitelli, ho sentito sulla pelle il vento rigido e visto la neve ai bordi. Soprattutto ho conosciuto mano a mano i personaggi e me ne sono affezionata. Ho seguito le loro storie di vita semplice , lo scorrere lento dei loro giorni scanditi dal lavoro, la scuola, la solitudine , i drammi personali e gli attimi di felicità.E’ proprio questa la forza del romanzo,con uno stile secco ed essenziale e dialoghi diretti e brevi  Haruf celebra la vita comune di personaggi comuni e rende il lettore parte della  comunità , lo porta a provare le stesse emozioni, misurate passioni, incertezze, paure e speranze dei protagonisti.
Canto della pianura è il racconto della provincia americana,  bellissima e crudele, capace di accogliere, ma anche di emarginare,dove il tempo sembra essersi fermato e le giornate si  susseguono con gesti e ritmi regolari. Haruf si sofferma sui dettagli e ci rende percepibile ogni gesto e silenzio.Ci descrive con linguaggio tecnico il lavoro degli allevatori, ci racconta con minuziosi particolari le strade e il susseguirsi di edifici e luoghi.Usa diversi registri linguistici  per evidenziare l’ estrazione sociale dei personaggi 
Nel romanzo Si parla dei rapporti famigliari , difficili e necessari, della necessità di avere una casa e degli affetti, della difficoltà di rapportarsi con gli altri e cambiare le proprie abitudini e della solitudine che uccide.Ma c’è anche la speranza, la fiducia nell’istinto umano e questo è un grande messaggio nella società individualista di oggi.
Tom Guthrie è un insegnante di scuola superiore che lotta per crescere da solo i suoi due figli di nove e dieci anni   e ha un problema a scuola con uno studente; i bambini Ike e Bobby se la cavano da soli anche se sentono molto la mancanza della madre, consegnano i giornali e entrano nelle case degli altri; Victoria è una diciassettenne incinta ripudiata dalla madre e in cerca di una casa ; I fratelli McPheron sono due  vecchi  allevatori di bestiame, solitari e taciturni, che non senza titubanze accolgono Victoria e si ritrovano a sconvolgere e a dare un senso allla loro vita fatta di giorni tutti uguali.
Canto  della pianura è il primo di una trilogia , i successivi libri sono Crepuscolo e Benedizione.

Vi consiglio di cominciare a leggerla , ci ritroviamo a Holt!

martedì 19 dicembre 2017

L’uomo di Elcito di Maximiliano Cimatti

Ancona ,6 giugno 1866. Il caporale Anselmo Toschi si sveglia di soprassalto , il colonnello Negri vuole parlare con lui. Vuole premiarlo per non aver abbandonato la sua missione in un momento di difficoltà e di essere l’orgoglio del Re. Toschi sa di non meritare nessun elogio e promozione, lui e i suoi uomini si sono accordati di non rivelare cosa sia successo veramente, ma deve dettare ad un soldato il suo memoriale E così inizia il racconto. 
Siamo nell’ inverno del 1866 e nelle Marche si costruisce la ferrovia che collega Roma ad Ancona , simbolo di una modernità che raggiunge anche le zone povere delle Marche. Ilavori sono minacciati dai briganti della zona che contrastano lo Stato e Toschi ,a capo di un gruppo di soldati, viene incaricato di sorvegliare i lavori . In seguito I soldati verranno mandati ad Ancona dove è scoppiata l’epidermia del colera per ripulire la città e riportare l’ordine.Siamo tornati al momento dell’inizio del libro e Toschi ,promosso sergente , riceve un’altra missione che diventerà la sua ossessione: dare la caccia al leggendario brigante Olmo Carbonari.Da questo momento in poi la caccia del sergente Toschi diventa un viaggio dentro se stesso e la natura umana, Anselmo metterà in discussione le sue certezze e il suo senso di libertà e giustizia. Verrà a galla il suo passato con il rapporto con il padre , emergerà l’ umanità degli uomini che si confrontano con  la paura della morte , la delusione dei sogni infranti , l’amicizia con i compagni, il rapporto con i capi e i nemici. Il brigante vive ad Elcito, un posto piccolo e sperduto alle pendici del monte San Vicino. L’ asprezza  dei luoghi fa da sfondo alla durezza dei sentimenti e del genere umano. Come Kurtz di Cuore di Tenebre di Conrad, Olmo Carbonari  è diventato il capo di una comunità di uomini liberi  e il viaggio per trovarlo è  una discesa nel buio dell’ uomo.La realtà non è mai quella che sembra e cosa succede se sacrifichiamo tutto al raggiungimento di un nostro obiettivo e ci costruiamo intorno una realtà nostra, adatta ai nostri ideali e regole?

Libro molto bello e ben scritto,  si fa leggere con piacere e interesse pagina dopo pagina. Avevo delle perplessità iniziali rispetto al tema e invece l’ho divorato. Consigliatissimo.

venerdì 11 agosto 2017

Maria di Isili di Cristian Mannu

Storia di Sardegna, di tempi andati e presenti, di donne forti e amareggiate, di amori,il tutto raccontato dalla voce dei protagonisti, ognuno in un capitolo come monologhi col lettore. Partendo da Maria , ogni protagonista racconta la sua versione e il lettore piano piano ricostruisce le vicende e le relazioni , i segreti e le verità, fino a concludere il cerchio con un'altra Maria, nipote della prima. Ad Isoli gli uomini lavorano, bevono e giocano, le donne cercano di decidere il loro destino e imparano a seguire i propri impulsi.pagano le proprie colpe.Ad Isili le generazioni cambiano e forse serve del tempo per dimenticare i torti subiti e ricominciare a sperare in una vita serena e migliorerà a riconciliarsi con la propria terra e le proprie radici. Il tema principale è l'amore in tutte le sue forme e mancanze; la  difficoltà di amare i figli, matrimoni sbagliati e amori forti , irresistibili e impossibili, amori segreti e taciuti. Sullo sfondo una Sardegna piena di colori e profumi, di papaveri viola tanto amati da Maria. Un libro piacevole, che scorre dando tante emozioni.la scelta di far parlare ogni personaggio che racconta il proprio punto di vista e aggiunge sempre qualche informazione preziosa tiene il lettore attaccato alla pagina e lo spinge a riprendere in mano il libro per continuare a leggere. Mannu usa diversi registri, ci sono alcuni racconti più crudi e realistici, altri più teneri e commoventi e ogni protagonista racconta con il suo linguaggio che rivela la sua estrazione sociale. La balia nel primo capitolo si esprime in dialetto e chiede al lettore se puà capirla.
 Ottimo esordio per Cristian Mannu che con questo romanzo vince il premio Calvino, il più importante premio per autori esordienti. 

Maria di Isili
Cristian Mannu
Editore Giunti

venerdì 5 maggio 2017

La Minaccia di Anne Holt


Oslo, aprile 2014. Quando una bomba esplode nei locali del Consiglio islamico per la cooperazione uccidendo 26 persone, i primi sospetti della polizia e dei servizi segreti si concentrano sulla pista islamica. L'esplosione avviene a poca distanza da Hanne  Wilhelmsen, un l'ufficiale  di polizia che si è ritirata dalla scena in seguito ad una sparatoria che l'ha costretta su una sedia a rotelle. Ora le vengono affidati dei cold case e proprio partendo da un vecchio caso insoluto della scomparsa di una ragazza avvenuta diversi anni prima , Hanna scopre una pista sorprendente  collegando  dei dettagli  che si rivelano molto importanti.Il disegno che inizia a intravedere è dei piú inquietanti. Un cappio di odio, vendetta e razzismo che minaccia, fatalmente, di stritolare la cittHanne, che ha ripreso a lavorare su una serie di cold cases, Chi può essere interessato a organizzare attentati contro mussulmani ormai integrati nella realtà scandinava? O estremisti islamici o estremisti di destra xenofobi e razzisti che vedono nei mussulmani una minaccia alla nazione.Anne Holt affronta un tema di attualità evidenziando le paure  e le ansie dellEuropa dei nostri giorni. La paura del diverso e di perdere una identità nazionale, la paura di non vivere sicuri e la paura che l'odio possa sopraffare la nostra umanità.. Lo fa con un intreccio ben costruito e personaggi numerosi ma ben delineati . Le storie personali si intrecciano con i fatti di violenza e terrorismo. Le  parti piu noiose e ripetitive sono quelle che vedono l'inefficienza della polizia, mentre interessanti sono quelle di Hanne, di Henri ,lo strano e nevrotico poliziotto che le viene assegnato come aiuto per risolvere i cold case e che si rivela più attento e intelligente di quanto possa apparire, la storia di un ex collega di Hanne che ha problemi con il figlio e la storia di un handicappato che alleva piccioni.Tutte queste storie che sembrano scollate all'inizio troveranno gradualmente dei fili che le collegheranno fino ad un finale aperto a diverse interpretazioni. Il risultato è un bel giallo che mette ancora una volta in evidenza le contraddizioni di una Norvegia che forse a torto siamo portati a pensare come ad una Nazione perfetta e civile


mercoledì 19 aprile 2017

Nel guscio di Ian McEwan

Nel guscio è la storia di un triangolo, quello tra Trudy,suo marito John Caincross, editore e poeta e Claude, l'amante di lei e fratello di lui, agente immobiliare senza troppi scrupoli. Le cose si complicano e sono destinate a finire male quando Trudy e Claude progettano di uccidere John per appropriarsi della casa di lui . Testimone di tutto ciò  e voce narrante  è il feto nel ventre di Trudy, nel guscio appunto, il bambino che lei sta per avere dal marito. Il bambino non può vedere ma sente e interpreta per noi ciò che succede all'esterno del guscio.
Ma non si tratta solo di una storia di omicidio, dopo un po' ci accorgiamo dei tanti riferimenti a Shakespeare e ad Amleto per la precisione. Trudy non è altro che Geltrude, Claude è lo zio Claudius che uccide il re Amleto per usurparne il trono. E ovviamente il feto è Amleto e come lui medita vendetta e troverà il modo per incastrare i due assassini.
“L’odio per mio zio supera forse l’amore per mia madre. Punire lui potrebbe essere piú nobile che salvare lei. Ma non è escluso che si riesca a ottenere entrambe le cose.”

A testa in giù protetto dal liquido amniotico e alimentato dalla placenta che gli fa arrivare anche i fumi dell'alcol bevuto dalla madre, il feto percepisce e sente gli odori i rumori e i movimenti della realtà che lo circonda e della quale tra poco farà parte. È un eroe tragico moderno che si dibatte nel dubbio se sia meglio nascere e far parte di quel mondo corrotto o se sia meglio non nascere affatto. Vivere o non vivere, essere o non essere.
Come nel monologo shakespeariano l' Amleto moderno si chiede cosa sarà del futuro dell'umanità e se valga la pena nascere e combattere, o semplicemente accettare.
“Nel volume nuovo, una delle numerose trame da risolvere è la seguente: riusciranno i nostri nove miliardi di eroi a sfangarla senza uno scambio di cortesie nucleari? Pensatela come uno sport di contatto. Allineate le squadre. India contro Pakistan, Iran contro Arabia Saudita, Israele contro Iran, Usa contro Cina, Russia contro Usa e Nato, Corea del Nord contro resto del mondo. Per accrescere le probabilità di punteggio, aggiungete altre squadre: affluiranno i giocatori dei non-stati.
Quanto sono decisi, i nostri eroi, a surriscaldare il focolare domestico? Un modesto grado punto sei, proiezione o speranza di un pugno di scettici, basterà a spalancare la tundra a montagne di frumento, ad aprire pittoresche taverne sulle spiagge del Baltico, a popolare di farfalle sgargianti i Territori del Nordovest. All’estremità piú cupa del pessimismo, un cambiamento di quattro ventosi gradi in piú alternerà i disastri gemelli di alluvioni e siccità scatenando il tetro maltempo dei tumulti politici. Altra tensione narrativa arriverà da sottotrame di interessi locali: che ne sarà del Medio Oriente, rimarrà preda del suo eterno fervore, si riverserà in Europa trasformandola una volta per tutte? È ipotizzabile che l’Islam immerga un’estremità febbricitante nel fresco stagno della riforma? O che Israele conceda qualche centimetro di deserto agli sfrattati? Il sogno laico di un’Europa unita potrebbe dissolversi dinanzi a odi antichi, meschini nazionalismi, catastrofi finanziarie, discordia. O al contrario mantenere la rotta. Io lo devo sapere. Gli Stati Uniti andranno incontro a un lento declino? Poco probabile. Saprà la Cina sviluppare una coscienza? Saprà farlo la Russia? E la finanza globale, le grandi corporation? E poi entrino in scena le intramontabili meraviglie del genere umano: il sesso e l’arte, il vino e la scienza, le cattedrali, il paesaggio, la ricerca di un senso piú elevato. E 
“infine, l’oceano dei desideri personali, come i miei: piedi nudi su una spiaggia davanti al fuoco, pesce alla griglia, succo di limone, musica, la compagnia di amici, qualcuno che mi ama, e che non sia Trudy. Il libro che mi spetta per diritto di nascita.
Perciò ora mi vergogno del mio tentativo, e ringrazio la sorte del mio fallimento. Claude (il quale intanto canticchia a gran voce nel bagno rimbombante) dovrà essere acchiappato altrimenti.”

La vita è caos e solo la poesia e la bellezza possono mettere fine al caos. Il feto si trova suo malgrado ad essere testimone del disfacimento della sua famiglia metafora di un a realtà marcia. Il  padre John è il personaggio poetico e  romantico che legge Keats e che può modificare le cose. Ma viene ucciso e per questo deve essere vendicato come il re giusto, padre di Amleto lo è nella tragedia shakespeariana.
Romanzo geniale di Ian McEwan, diverso dagli altri suoi romanzi; sarcastico, intelligente e divertente, a tratti sentimentale.
Un romanzo che ti convince sempre di più e ti conquista pagina dopo pagina

lunedì 17 aprile 2017

Neve,cane,piede di Claudio Morandini

Carissime, carissimi, avrete già letto su questo blog e altrove della ormai famosa iniziativa di Modus Legendi. I membri di un gruppo Facebook chiamato Billy, il vizio di leggere, scelgono da  una rosa di cinque titoli quello da acquistare tutti insieme durante una settimana stabilita , così da smuovere il mercato dei libri e far si che un gruppo di lettori, amanti della qualità, possa far salire in classifica un romanzo di una piccola casa editrice. È quello che è successo a Neve,cane, piede di Claudio Morandini edito da Exorma, che a fine febbraio è balzato al settimo posto delle classifiche dei romanzi italiani più venduti.I Billyni non si sono sbagliati, questo romanzo, o meglio racconto lungo, è  veramente degno di nota e di essere letto.

Adelmo Farandola (l'autore  lo chiama sempre con nome e cognome) è  un personaggio complesso difficile da definire , sicuramente scontroso,schivo ,ritroso come un animale selvatico. Da anni si è rifugiato sui monti evitando sempre di più il contato con altri umani che tiene a distanza e trovandosi a proprio agio con il freddo e la solitudine.
 Il paesaggio della conca è impervio , roccioso ,spigoloso e inavvicinabile come Adelmo che difende  la sua solitudine lanciando pietre a chiunque provi ad avvicinarsi. Il suo carattere è però ammorbidito dalla presenza di un cane che un giorno  decide di seguirlo. All'inizio Adelmo non è propenso a tenerlo, ma poi il cane si rivela la migliore compagnia che possa capitargli, non ha pretese, non è invadente come gli umani ,si adatta alle sue esigenze e  potrebbe tornargli utile per tenere a bada gli uomini o potrebbe addirittura diventare cibo in caso di necessità. Così Adelmo finisce a dialogare con il cane che diventa il suo alter ego.
Alcune volte si avvicina al suo nascondiglio un guardacaccia . Adelmo è diffidente, il guardacaccia è in uniforme e bisogna stare attenti ,rappresenta il controllo delle istituzioni e la legge. Ciò che spinge il guardacaccia ad avvicinarsi ad Adelmo è da una parte la curiosità di scoprire il motivo che può aver portato l'uomo a ritirarsi in montagna,quindi la diffidenza e il tentativo di controllare se ha un'arma  e il porto d'armi; ma forse si tratta solo di necessità di parlare con qualcuno perché anche il guardacaccia è in fondo un uomo solo. 
Adelmo si dimentica le cose , forse è  malato di una demenza senile peggiorata dalla routine di una vita monotona e schiva.Si preoccupa di trovare posti sempre più appartati, soprattutto in prossimità del disgelo e della stagione estiva che porta turisti.La presenza umana ritorna sotto forma di un piede che spunta dalla neve e che minera' l'equilibrio psicologico  già precario di Adelmo.
 Lo stile di Morandini asciutto e mai banale , non solo presenta e descrive un personaggio credibile, ma ti fa entrare direttamente dentro il personaggio,la sua solitudine e il suo essere burbero schivo e diffidente, ti fa sentire il freddo e ti fa percepire gli odori o meglio le puzze.Pur essendo un personaggio estremo ti trovi a condividere qualche suo aspetto.Chi di noi non ha mai pensato di voler andare a vivere da eremita lontano da tutti per un po' .Il tono è ironico e finisci col ridere di questo uomo burbero.
"Gli ultimi solitari continuano a somigliare a grossi animali schivi, a mostri scorbutici per metà orsi e scimmiotti e per metà alberi di natale, che un po' fanno paura un po' pena e si finisce per ridere di loro"
Si potrebbe azzardare un parallelo con Vladimir e Estragon di Aspettando Godot di Becket , in fondo anche qui c'è l'attesa di qualcosa e si passa il tempo a fare nulla, nello svolgimento di una vita assurda.

La gente immagina che la montagna sotto la neve sia il regno del silenzio. Ma neve e ghiaccio sono creature rumorose, sfrontate, beffarde. Tutto scricchiola, sotto il peso della neve, e sono scricchiolii che tolgono il respiro, perché sembrano preludere allo schianto di un crollo. Gli assestamenti delle masse di neve e di ghiaccio rimbombano a lungo, attraversando la terra sotto i piedi e trasmettendosi all’aria. Le grandi valanghe parlano con boati spaventosi, che riempiono di orrore, e con il sibilo feroce dello spostamento d’aria. Ma anche le semplici slavine tuonano e riecheggiano nei valloni, e quel suono oscilla tra le pareti di roccia ben oltre il cedimento.
I passi cigolano con pena, sulla neve giovane, e ogni passo sembra un singhiozzo di pianto. Ogni fiocco percuote le finestre e le superfici con un rumoretto nervoso, come una voltata di pagina di un libro troppo lungo. E quando la temperatura si fa meno rigida, ecco che i blocchi di ghiaccio urlano fino a spaccarsi, sono colti da scariche di tosse, indulgono a fragori di tuono o di scoreggia.
Sono i rumori familiari dell’eterno inverno per Adelmo Farandola sepolto dalla neve. Là sotto, nella baita compressa dai metri di neve, tutto giunge attutito, ma giunge. E quel baccano che perdura anche di notte sembra modularsi come una partitura di voci.


Adelmo Farandola ogni tanto si ricorda dei cavi che gli hanno ronzato sulla testa durante tutta l’infanzia. Le case del paese in cui era nato si stringevano proprio sotto il passaggio dell’elettrodotto, tra un pilone e l’altro, e quei cavi altissimi ronzavano giorno e notte. Quando il vento cessava, quando lo scampanio delle vacche si placava nel sonno, il ronzio aumentava fino ad assorbire i pensieri. Allora gli uomini credevano di diventare matti, urlavano per non sentire in testa il ronzio, picchiavano le donne, picchiavano le bestie, si scolavano bottiglie di vino per diventare sordi, partivano per i campi e non tornavano più. Tutti matti diventiamo, diceva la sua povera mamma. E anche il papà lo diceva, prima di prendere un bastone e rincorrere il figlio come se la colpa di quel ronzio fosse di quest’ultimo. Tutti matti, tutti matti, dicevano gli abitanti del borgo, che attribuivano ai cavi l’origine di tutti i loro mali e non ricordavano più le infinite botte che erano volate prima che gli operai venuti da fuori costruissero i piloni e stendessero i cavi. Le bestie morivano senza una ragione, o davano di matto nei prati, e si uccidevano a cornate le une con le altre, i piccoli delle bestie (non tutti, d’accordo, solo alcuni) nascevano deformi o già morti. Sono i cavi, i cavi, diceva la mamma, e si faceva il segno della croce.
Adelmo Farandola si è convinto da un pezzo che se qualcosa non va nella sua testa è per via di quegli anni passati sotto i cavi dell’elettrodotto. Sono matto, sono matto, si ripete allora, senza enfasi però, come fosse una normale constatazione, perché a qualcuno quei cavi dovevano pur toccare, e sono toccati a lui.
– Sono matto? – chiede anche al cane.
– Diciamo un po’ strano, sì.
– Sono i cavi dell’alta tensione.
l cane alza lo sguardo, non ne vede. – Quali cavi?
– Quelli di quand’ero bambino.

venerdì 6 gennaio 2017

La pioggia prima che cada di Jonathan Coe

Coe mi ha conquistato ancora ,questa volta con una storia tutta al femminile raccontata magistralmente da un uomo. Coe è riuscito a penetrare l'universo della psicologia femminile raccontando storie di donne attraverso la voce di una narratrice donna.

 Gill informata della morte della zia Rosamund, anziana sorella della madre, si reca nello Shropshire dove la donna viveva sola. Rosamund è stata trovata morta dal medico ,un disco sul grammofono ,un album di fotografie sul tavolo e un microfono in mano collegato ad un registratore; vicino a lei  un buon whisky e una boccetta di Diazepam.  Qui Gill apprende di aver ereditato un terzo delle proprietà della zia; gli altri due terzi vanno a suo fratello David e ad una certa Imogen. Gill e David fanno fatica a capire chi possa essere questa Imogen. Gill ricorda vagamente di una bambina non vedente il giorno del cinquantesimo compleanno di sua zia ;inoltre Rosamund le ha lasciato anche 4 cassette da consegnare a questa Imogen.
Con l'aiuto delle figlie, Gill cerca in tutti i modi di rintracciare Imogen, ma senza successo; così, un pomeriggio, le tre donne decidono di ascoltare i nastri incisi da Rosamund, sperando di trovare qualche altro indizio per rintracciare la misteriosa "bambina"  ormai trentenne.



Anche il lettore si siede ad ascoltare la voce calma e suadente dì Rosamund che racconta attraverso la descrizione dettagliata di 20 foto ,fatta per una ragazza non vedente, la storia della sua vita e della sua famiglia attraverso tre generazioni . Il tono leggero e nostalgico delle prime foto diventa sempre più duro e severo per raccontare di errori,  dolori, rimpianti e cattiverie. Ci immergiamo in un'altra epoca ,in uno spaccato di storia e società inglese dagli anni 40 agli anni 70/80. Ci immedesimiamo nelle figure femminili e condividiamo le loro fragilità, i sentimenti e gli errori.  Coe ci racconta di scelte e matrimoni sbagliati, di rapporti difficili tra madri e figlie, di sofferenza di figlie indesiderate e madri inaffettive , di tradimenti, di gelosie e rancori, di egoismi e odi, di verità difficili da raccontare.
La storia non si conclude con le registrazioni di Rosamund che non conosce la fine, sarà Gill a scoprire cosa sia successo dopo.
Il racconto scorre asciutto attraverso i ricordi di Rosamund e ci coinvolge emozionandoci. Non solo, ci fa riflettere sugli errori che ci capita di commettere nella nostra vita e che possono far soffrire.

La frase del titolo viene pronunciata dalla piccola Thea, la madre di Imogen: "Be, a me piace la pioggia prima che cada"....."certo che non esiste una cosa così, è proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice,no? Anche se non è reale."

sabato 12 novembre 2016

Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

Image result for perchè dino buzzati scrive il deserto dei tartariLibro bello e intenso che fa molto riflettere. Buzzati lo ha scritto quando lavorava in redazione a Belluno pensando alla routine del suo tran tran giornaliero e alla monotonia della vita. E se questo tran tran durasse per tutta la vita? ecco allora il bisogno di dare un senso alla propria vita, una svolta.Ma non è facile e siamo sicuri che noi siamo i veri fautori delle nostre scelte? Il romanzo di Buzzati ci ricorda Waiting for Godot di Becket, la vita è un assurdo attendere qualcosa che ci aiuti a dare un senso alle cose. Drogo vive passivamente gli eventi , il tempo vola via inesorabile e in attesa della vita vera non riesce a fare nulla se non andare incontro alla morte.   Il tenente Drogo, inviato a prestare servizio nell’isolata e ormai inutile Fortezza Bastiani, ha il compito di sorvegliare un deserto da cui non arriva mai alcun nemico, vivendo nell’attesa della guerra, dell’azione, del giorno in cui finalmente potrà farsi valere. Anche quando potrebbe andarsene, rimane invischiato nell’abitudine di aspettare, di sperare che all’orizzonte compaiano finalmente dei puntini neri in movimento. Cosa può dare valore alla vita di un soldato? La comparsa del nemico. Quando Drogo è giovane ha la speranza che qualcosa di bello succederà, ma nell’attesa il tempo scorre e si ritrova vecchio con la  consapevolezza di aver sprecato la propria vita perché il tempo vissuto è molto più lungo di quello ancora da vivere. E’ vero,  in giovinezza il tempo sembra infinito e poi, invecchiando, accelera per poi finire sempre troppo presto, con il nostro carico di sogni irrealizzati, di giorni sprecati e occasioni mancate. Bellissimo!!!!!!!


S’illude, Drogo, di una gloriosa rivincita a lunga scadenza, crede di avere ancora un’immensità di tempo disponibile, rinuncia così alla minuta lotta per la vita quotidiana.

venerdì 11 novembre 2016

Con la morte non si tratta di Bruno Morchio

Una rapina sulla Statale Carlo Felice in Sardegna: uno dei banditi viene ferito e arrestato, ma non parla. I suoi complici dividono il bottino. Sono passati diversi anni, quell'uomo è ancora in galera.
Suo figlio, un tossicodipendente, è scomparso. Lui crede sia partito per l'isola, alla ricerca dei complici di quel colpo miliardario. E così Bacci Pagano, incaricato dall'avvocato di Sanna, la sua amica Gina Aliprandi,lascia la sua Genova per andare in trasferta in Sardegna. Qui si ritrova coinvolto tra faide locali, e piani di vendette dei protagonisti della rapina.
In questa avventura Morchio abbandona i noti "scenari" genovesi con i carrugi e le stradine malfamate della città vecchia, per portarci a Tertenia, un piccolo comune nella  ventosa ed affascinante Sardegna orientale.La vera protagonista del romanzo è proprio la Sardegna con il forte maestrale, gli odori, i sapori, i fichi, le querce da sughero.
A Tertenia Bacci ritrova l’amico Virgilio, la sua guardia carceraria a Novara con il quale ha continuato a vedersi durante i suoi periodi di vacanza in Sardegna.
Ma il soggiorno per Bacci sarà anche l’occasione di rivedere sua figlia Aglaja dopo 10 anni.
Ora la ragazza ha 18 anni e  sua moglie, dopo il divorzio, non gli ha più permesso di vederla. Questo distacco è un cruccio per Bacci e ora Aglaja ha deciso di passare un po’ di tempo con lui, contro il volere della madre. -

Così la storia procede su due strade: la ricerca del ragazzo e la relativa conoscenza di strani personaggi collegati e il rapporto ritrovato  tra Bacci e Aglaja.
Appena arrivato in Sardegna Bacci conosce in spiaggia l’affascinante e sensuale Martine, ex prostituta,ora giovane moglie di Otello Ganci, l’organizzatore della rapina,malato di tumore e  in fin di vita. In Francia Ganci Ha ucciso Canu, uno dei rapinatori, e la sua famiglia lo vuole vendicare
La prima metà del libro si legge tutta d’un fiato, coinvolgente e scorrevole con descrizioni precise e ben scritte, con l’inizio scoppiettante  e intenso della rapina al portavalori, il rapporto di Bacci Pagano con le donne  e con l’amico Virgilio che gli ha salvato la vita durante i cinque anni di prigionia, l’arrivo in Sardegna, i luoghi, i profumi, il vento insopportabile, la spiaggia, i personaggi misteriosi. Poi però il ritmo cala, la trama diventa statica, confusa  e ripetitiva fino ad un finale povero e scontato. E’ ovvio che la trama è solo un pretesto per parlare di sentimenti umani. Comunque il personaggio di Paggi Pagano è interessante e continuerò a seguirlo.

lunedì 22 agosto 2016

La Resistenza del Maschio di Elisabetta Bucciarelli

"La Resistenza del Maschio", Elisabetta Bucciarelli - NN editore, collana ViceVersa. 2015

L’Uomo in macchina ripete meccanicamente le altezze delle torri. Professore all’università ha una vita cadenzata da appuntamenti convegni e lezioni, dal poco tempo da dedicare alla casa e ad un eventuale figlio che sua moglie gli chiede insistentemente. L’uomo  calcola tutto , conosce la misura di ogni cosa, degli archi, delle torri di Milano ,del vaso di cristallo  rotto dalla moglie durante un litigio,dei sentimenti, dello spazio che intercorre tra lui e le altre persone. Ha bisogno si misurare tutto per  avere il giusto ordine delle cose .E’ un uomo che si trattiene e non osa , ha paura di perdere il controllo, fugge dalle responsabilità e vive nell’iimaginario.  "C'è una geometria in ogni circostanza della vita. E ogni esistenza ha una sua forma geometrica". 
La sua è una  razionalità che diventa ossessione
"È convinto che ci siano molti segreti nella misura degli oggetti. Lui misura per trovare qualcosa che sente ma non conosce ancora. Per cogliere le relazioni tra le cose e tra le persone. Per trovare il suo posto nello spazio".
Viene coinvolto in un incidente  mentre sta per rientrare a casa. La vittima è una donna che viene soccorsa e portata all’ospedale. L’uomo si informerà della sua salute e inizierà con lei un rapporto fatto di messaggi al telefono. Lei sarà per lui Effe e lui diventerà per lei Emme.

Il piano narrativo è duplice. Contemporaneamente nella sala di attesa di uno studio medico tre donne attendono di essere visitate. Scoprono di attendere lo stesso medico, un ginecologo, che tarda a venire e così iniziano a conversare. Nel pomeriggio interminabile le tre sconosciute si aprono  e iniziano a conoscersi. Parlano dei rispettivi uomini , dei tradimenti,di fallimenti, di appuntamenti  con uomini che “fanno resistenza”. Mentre la storia dell’Uomo scorre in un arco di tempo di almeno due anni, il tempo delle tre donne nella sala di attesa è statico. Obbligate a stare sedute nella sala di attesa ,le tre donne raccontano la loro vita ed evidenziano tre modi diversi di pensare e comportarsi.

 Il lettore è coinvolto dalle vicende che si alternano ed è incuriosito e sconvolto dalle coincidenze. Lo stile del romanzo è molto cinematografico. Come in un film c’è anche una colonna sonora che accompagna i vari momenti, fatta di citazioni di musiche di diverso genere. Varie sono anche  le citazioni artistiche: Flagellazione e Vera Croce di Piero della Francesca, Il bacio di Francisco Hayez, il Blu di Yves Klein, John Everett Millais, etc.

Elisabetta Bucciarelli non condanna, analizza e racconta la quotidianità della vita vista dalla prospettiva degli uomini e delle donne. Donne tessitrici di un filo di Arianna che se si spezza non porta ad  una conclusione ; maschi che illudono, ma  si sottraggono e resistono; che stanno perdendo, per rinuncia consapevole, il loro ruolo convenzionale: "La specie in mutazione dei maschi che resistono, quella che si sottrae, che non fa il suo dovere, non protegge, non mantiene, non fa figli, non fa un beato cavolo di niente"
In questo modo l’uomo riesce a stabilire una distanza tra lui e la donna e la donna attende , non ancora pronta a gestire questo atteggiamento.

Elisabetta Bucciarelli si rivela una scrittrice molto interessante e leggerò sicuramente qualcos’altro di lei. Come interessante è la casa editrice NNeditore di Milano. http://www.nneditore.it/

Elisabetta Bucciarelli è nata a Milano nel 1967. In questa città continua a vivere e lavorare. Nella sua carriera ha scritto per il teatro, il cinema e la televisione. L'esordio arriva a soli venti anni con "Forte come un toro". Nel 1996 è autrice del soggetto e della sceneggiatura del mediometraggio "Amati Matti". Nel 2005 inaugura una serie di gialli che vedono come protagonista l'ispettrice Maria Dolores Vergani. Ha pubblicato diversi saggi sulla scrittura ed ha firmato numerosi racconti distribuiti tra quotidiani e antologie. Suoi i romanzi "Corpi di scarto" (2011), "L'etica del parcheggio abusivo" (2013) e "La resistenza del maschio" (2015). Nel 2013, per il teatro, scrive "L'etica del parcheggio abusivo". E' anche autrice di testi d'arte, divulgatrice poetica e letteraria, conduttrice di laboratori di Scrittura Espressiva.

giovedì 18 agosto 2016

Dalle rovine di Luciano Funetta

La collana Romanzi Tunué, diretta da Vanni Santoni, si arricchisce di un’opera ipnotica e allucinatoria: Dalle rovine di Luciano Funetta. Una storia di uomini che, come scriverebbe Vollmann, «rappresentano un incubo per se stessi», e che scelgono di sublimare le loro vite in un’ultima, sanguinaria opera d’arte.
L'autore è un giovane romano trentenne Ha pubblicato racconti su WATT, Granta Italia, Costola e altre riviste. È tra gli autori di Dylan Skyline – dodici racconti per Bob Dylan (Nutrimenti, 2015).
Dalle Rovine era stato rifiutato da 20 case editrici. Poi la pubblicazione con Tunué e la presenza nella dozzina del Premio Strega 2016
Rivera è un collezionista di serpenti , ha trenta teche con altrettanti esemplari di razze rettili esotiche e rare. Si cura di loro e con loro ha un rapporto carnale. Un giorno gira un  video amatoriale con alcuni suoi serpenti e lo propone al proprietario di una sala cinematografica di film porno. Da lì entra in contatto con il mondo  della pornografia d’arte, conosce persone misteriose e oscure tra le quali spicca Alexandre Tapia.un argentino a dir poco enigmatico. Rivera conduce il lettore in una realtà claustrofobica, onirica. Non è solo il mondo della pornografia illegale che turba il lettore, ma la consapevolezza di essere entrato in un incubo abitato da personaggi soli e disperati legati tra di loro da una forza che li spinge nell’abisso, da un destino crudele di cui sono vittime.La loro è una storia di desolazione alla ricerca di fama e amore  Sappiamo poco dei personaggi e quello che veniamo a sapere di loro e del loro passato è  svelato piano piano,attraverso alcuni dialoghi. Vengono rivelati incubi privati, segreti vecchi e nuovi . Il risultato è una situazione che sta tra il reale e l’onirico e dalla quale non è facile fuggire. Il tutto ci viene raccontato da alcune voci che sono sempre insieme al protagonista e che vivono con lui ogni istante e che sono le uniche a conoscerlo veramente. Chi sono? Spiriti, fantasmi, la coscienza?i lettori stessi?
Rivera conosce produttori e attori che vogliono fare un porno artistico e intellettuale e intravedono in lui un artista interessante, ma mano a mano  egli scopre aspetti nascosti e la realtà gli si rivela ben diversa. La vicenda si sposta da Fortezza, un quartiere immaginario, a Barcellona dove i protagonisti cercano la celebrità. Alla fine tutti vivono come reclusi e isolati del resto del mondo in una villa; con loro anche i serpenti e i topi allevati per sfamarli, come a ricreare un mondo dal quale non è possibile uscire. L’atmosfera creata è cupa , Kafkiana, pesa l’attesa e il finale rimane sospeso. I personaggi si aggirano per lo più in luoghi chiusi e bui, fumano e bevono molto, dormono poco e male.
Le donne sono gli unici personaggi positivi,anche se hanno poco spazio sono importanti nella vita degli uomini. I produttori  Birmania e Traum sognano la pace attraverso la nostalgia per amori perduti (Clelia, Dolly)le donne sono lontane dalla rovina. L’attrice potrebbe salvare Rivera e poi se ne va con il regista riuscendo a fuggire dall’incubo.

Funetta sa scrivere e sa coinvolgere il lettore.

Il romanzo inizia con un brano che anticipa il finale
"Quando Rivera se ne andò, nessuno lo vide a parte noi. Lo guardammo mentre si allontanava e scompariva tra gli alberi, lo osservammo inoltrarsi nella prigione di rami, dentro la vegetazione dove ad aspettarlo erano in due, in tre o in venti, anche se in realtà lo aspettava una persona sola. Quando Rivera uscì dal suo nascondiglio, noi eravamo pietrificati dalla paura e dalla stanchezza. Rivera invece non tremava. Sapevamo che sarebbe entrato nella foresta che divorava la casa e che qualcuno lo stava aspettando nel buio. Nessuno sa cosa successe dopo a Rivera, tranne noi".

martedì 26 luglio 2016

La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami

Sarà forse la cultura giapponese ma leggere un libro di Murakami significa farsi trascinare da un potere magnetico verso un mondo visionario al limite tra realtà e sogno ,  dove le sensazioni e i sentimenti sono forti; significa farsi catapultare all’interno di storie, viverle insieme ai protagonisti, sentire i suoni, vedere i colori e sentire i profumi.
Questo è quello che  si percepisce nella lettura de “La ragazza dello Sputnik”, romanzo scritto nel lontano 1999. Lo sputnik del titolo fa sì  riferimento al primo satellite russo lanciato nello spazio con a bordo la cagnolina Layka, ma anche agli scrittori della Beatnik , erroneamente chiamati Spunik da Myu, l’amica di Sumire, la protagonista del romanzo, un’aspirante scrittrice che si ispira a Kerouac
La storia viene raccontata da un amico di Sumire, l’amicizia tra i due protagonisti è forte, e Sumire non può fare a meno di raccontare al suo amico i suoi drammi, le sue emozioni, quello che desidera, fargli leggere i suoi racconti. Il narratore  piano piano si scopre innamorato di lei, ma non può essere ricambiato, perché, come si legge nell’incipit, Sumire si innamora di qualcun altro.
“Nella primavera del suo ventiduesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande paura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della sua forza, attraversò il pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica fortezza. Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. Come se non bastasse, era una donna. È da qui che tutto cominciò, ed è qui che tutto (o quasi) finì.”
Le due ragazze si incontrano ad un matrimonio e Myu propone a Sumire di lavorare per lei. Così partono per un viaggio di affari che le porta in giro per il mondo fino ad un’isola greca.  Ma proprio in quest’isola accade qualcosa che porta la giovane Sumire a sparire. “Svanire come fumo”, come spiegherà Myü al narratore, recatosi in Grecia alla ricerca della sua amica.
Qui il racconto si fa più misterioso e meno facile , si sviluppa su un piano onirico , viene svelato il segreto di Myu che abbandona il sogno di diventare pianista dopo una avventura traumatizzante vissuta in un viaggio in Svizzera. Myü viene abbandonata su una ruota panoramica e da lì vede la finestra di casa sua. All’interno un’altra se stessa, il suo alter ego, fa sesso con un uomo in un rapporto che viene interpretato come coercitivo e violento. Questo evento la cambierà fortemente, la rendera fredda e frigida  e le impedirà di amare e di farsi coinvolgere dai sentimenti.D’improvviso i suoi capelli diventano interamente bianchi come a simboleggiare un invecchiamento delle emozioni.

 Ma cosa è successo a Myu veramente? Si è sdoppiata o è passata dall’altra parte?
E che fine ha fatto Sumire? Catturata da una musica Sumire fa un viaggio nel dopo vita, nell’aldilà o solo verso qualcosa di magico e inspiegabile . Parte alla ricerca di sé stessa. Quando alla fine telefona all’amico dicendo di essere in un luogo che non conosce bene , ma che vuole che lui la vada a prendere, la lontananza tra i due sarà eliminata. Cosa ci guida in un luogo, che cosa cerchiamo, cosa e chi inseguiamo?
Il romanzo di Murakami parla di amore e morte, di viaggio, di sogni e traumi, di solitudine e malinconia, di affetti persi e ritrovati di  inquietudine esistenziale con una prosa  elegante e coinvolgente.

“Sognare. Continuare a sognare. Entrare nel mondo dei sogni e non uscirne piú. Vivere lí per sempre.”


“Dietro tutte le cose che crediamo di conoscere bene, se ne nascondono altrettante che non conosciamo per niente. La comprensione non è altro che un insieme di fraintendimenti. ”


“Nel mondo dei sogni non è necessario distinguere le cose. Non è per niente necessario. Tanto per cominciare lì non esistono linee di confine. Perciò nei sogni è difficile andare a urtare violentemente contro qualcosa, e se per caso questo accade, non ci si fa male. La realtà è diversa. La realta' morde.
La realtà, la realtà.

“Forse non riuscirò più a scrivere romanzi. Ultimamente lo penso spesso. Non sono che una delle tante donne stupide e ingenue che infestano l’atmosfera, dotate solo di un’esagerata condizione di sé, perse a inseguire sogni irrealizzabili. Forse è ora anche per me di abbassare il coperchio del piano e uscire di scena. Prima che sia troppo tardi.”


“Dopo la morte del mio cane, mi chiusi nella mia stanza a leggere tutto il tempo. Per me il mondo che trovavo nei libri era molto più vivo di quello che vedevo intorno a me. Lì dentro si spalancavano paesaggi mai visti prima. I libri e la musica diventarono i miei amici più grandi… Se avevo dei problemi non mi confidavo con nessuno. Ci pensavo, trovavo una soluzione e agivo, sempre da solo. ma non soffrivo particolarmente per la solitudine. La consideravo normale. In fondo, tutti gli esseri sono soli…
E cominciai ad accorgermi che essere soli è una cosa molto triste. Essere soli è come, in una sera quando diluvia, stare fermi alla foce di un grande fiume e guardare un’enorme massa d’acqua gettarsi nel mare. Sei mai stato fermo alla foce di un grande fiume a guardare l’acqua che si getta nel mare?

“Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati dalle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere. Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi  la guardiamo  mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo anche con destrezza”



lunedì 27 giugno 2016

Jezabel di Irene Nemirovsky

Gladys  Eysenach è una sorta di Dorian Gray, una donna ossessionata dalla sua bellezza e dal suo voler restare giovane. Non riesce ad amare e vive alla ricerca del piacere, dell’amore degli altri  e
soprattutto per essere ammirata dagli uomini e annientare le sue rivali più giovani.
“L'amore?” pensò “Oh, no, il piacere di essere amata... quasi sacrilego..”

 Il suo mondo è fatto di balli e feste e  lei deve essere al centro dell’attenzione. Cerca di non considerare il tempo che passa ,anzi è disposta a tutto pur di sembrare ancora bella e giovane e non rivelare la sua età.

"Lei amava proprio questo, e proprio questo la eccitava: provare costantemente a se stessa il suo dominio sugli uomini."

Gladys una donna egocentrica e egoista che mette in primo piano se stessa e la sua felicità a discapito anche della stessa figlia che considera sempre quindicenne per non ammettere il passare del tempo. E’ ovviamente sola e a volte triste, ma niente la può cambiare.
Il libro comincia dalla fine. C’è infatti un capitolo introduttivo: in un’aula di tribunale Gladys Eysenach è accusata di aver ucciso il suo amante ventenne. E’ bella e affascinante ma, man mano il processo procede perde ogni bellezza e appare sempre più vecchia e stanca. Ha fretta di finire e si proclama colpevole come per evitare che si sappia qualcos’altro di lei. La  condanna è lieve, attenuata  dal movente passionale.
Qual è la verità? I capitoli seguenti racconteranno la vita di Gladys fino ad arrivare all’epilogo finale. Conosciamo così questa donna con le sue gioie e paure, i suoi egoismi e le sue ambizioni, i suoi rapporti con i cari e gli amici. Già bambina smaliziata, cresce dedicandosi alla frivolezza e al flirt facile con qualsiasi uomo le capiti a tiro e che possa confermare la sua autostima
Difficile  il rapporto con la figlia Marie-Thérèse, che lei sente di amare ma in maniera incostante e
superficiale. Sua figlia le fa quasi da madre ed è anche troppo saggia e matura. .
“Mia povera mammina, non conosci la vita tu…”
Marie- Thérèse si ribella alla madre ma non ha la forza di farlo fino in fondo e ne rimane schiacciata.
La madre di Irene è onnipresente e appare come un incubo anche in questo romanzo e l’odio della scrittrice traspare tutto nella figura della superficiale  e insensibile Gladys e il libro  l’occasione per parlare di conflitti insanabili tra madri e figlie. La stessa Gladys avava avuto una madre una madre morfinomane che le aveva  dato solitudine e umiliazione.
Ma la superficialità di Gladys è solo apparente, ma il terrore di invecchiare e quello di rimanere sola  hanno il sopravvento tanto da impedirle di cambiare.
E’ lo stato d’animo  di una donna che vede sfiorire i suoi anni e la sua bellezza fino a farne una ossessione e in questo trovo il tema molto attuale.
A differenza di Dorian che si vede sempre bello e giovane mentre il ritratto invecchia e imbruttisce per lui, Gladys vede allo specchio il suo decadimento fisico.

Scrittura  coinvolgente e raffinata, ma anche dura e sarcastica. Irene Nemirovsky sa entrare nei personaggi e farti vivere le loro sensazioni, le loro ansie.


venerdì 10 giugno 2016

Il giardino di cemento di Ian McEwan

"Non ho ucciso mio padre, ma certe volte mi sembra quasi di avergli dato una mano a morire".


Questo è l’incipit de “ Il giardino di cemento” un romanzo di Ian McEwan scritto nel 1978 e pubblicato per l’Italia da Einaudi. La voce narrante è quella di Jack , un adolescente torvo e apatico e , che nel momento in cui trova il corpo del padre morto per un attacco di cuore mentre sta coprendo col cemento il suo giardino, reagisce con indifferenza , come se la morte fosse un fatto naturale. Il padre gli aveva chiesto di tornare subito dopo la scuola per aiutarlo , ma lui si era attardato e chiuso in bagno per masturbarsi. In realtà non provava  affetto per un padre che si mostrava duro e irascibile in famiglia e si meraviglia nel ricordare il pianto delle sorelle alla notizia della morte.
Il padre appare come il colpevole dell’isolamento e la stranezza di questa famiglia, sembra un uomo senza sentimenti e la sua volontà di coprire il giardino con del cemento per non avere più il compito di curarlo è una metafora della sua aridità d’animo. Jack provoca la sua ira a tavola quando, per fare una battuta, dice di aver trovato un fiore nel suo giardino.
La vita continua monotona fino a quando la madre, costretta a letto da una malattia , muore e Jack(15 anni) Julie (17) , Sue (13) e Tom( 6) rimangono soli. Per paura di perdere la casa e di essere separati e chiusi in un orfanotrofio, i ragazzi decidono di seppellire il cadavere della madre in un baule in cantina, coprendolo con il cemento ordinato dal padre per i lavori in giardino. Colpisce l’assenza di dolore da parte degli orfani che sembrano aver conquistato una certa indipendenza.Tra Jack e Julie si sviluppa una tensione di carattere sessuale sempre più esplicita  e i due fanno da genitori ai due più piccoli. Il piccolo Tom inizia a fare i capricci e regredisce allo stato di neonato con Julie che assume sempre più il ruolo di mamma facendolo dormire in una culla nella sua camera. Tom vorrebbe essere una bambina per non subire gli scherni dei ragazzini più grandi  e le sorelle si divertono a vestirlo con i loro indumenti come se fosse una bambola.
Si continua a vivacchiare tra la sporcizia in casa e il degrado del rione  con costruzioni abbandonate e distrutte in attesa di costruire nuovi grattacieli, in una stagione estiva eccezionalmente calda. L’atmosfera è malsana e torbida,profetica di eventi negativi. La famiglia, sola e emarginata, vive senza regole.
Ad un certo punto gli orfani giocano a comportarsi come una famiglia vera: la tavola apparecchiata, la casa riordinata, lo stufato sul fuoco; ma gli odori iniziano a mescolarsi con un puzzo dolciastro e quando Julie comincia ad uscire con un giovane di nome Derek e lo invita  a casa loro gli equilibri si rompono.
Il romanzo è pieno di simbolismi: la putrefazione del cadavere che corrisponde ad una degenerazione dei rapporti dei quattro orfani,il degrado del rione e l’aridità di sentimenti, lo sviluppo dell’adolescenza tra brufoli e pulsioni sessuali, i sogni e gli incubi, il libro di fantascienza che Sue regala a Jack e che lui legge e rilegge per trovarvi delle spiegazioni esistenziali insegnamenti di vita.
Un libro crudo, angosciante che ti lascia addosso il cattivo odore, la sporcizia, il caldo appiccicoso,la sensazione di marcio.
Da vedere anche l’adattamento cinematografico del 1993 di Andrew Birkin, con  Charlotte Gainsbourg and Andrew Robertson.


martedì 7 giugno 2016

Numero Undici di Jonathan Coe

Amo Jonathan Coe , amo la sua scrittura, il suo stile, la sua ironia britannica, la sua critica della società moderna. E mi è piaciuto tanto anche il suo ultimo libro edito da Feltrinelli, Numero undici.
Numero undici è una raccolta di racconti, legati tra di loro tanto da formare un romanzo; uno dei fili conduttori è proprio il numero undici che ricorre come un’ossessione: è  un numero civico, una importante sede politica, una linea del tram, i piani di una abitazione, un tavolo di un locale, una data.
 In ogni racconto Coe affronta un tema della società moderna, crudele e mercificata.
Si parte con la storia di un'estate di due ragazzine, Rachel e Alison, che non capiscono la reazione dei nonni di Rachel di fronte al suicidio di David Kelly, lo scienziato britannico che aveva smascherato le bugie di Tony Blair sulla guerra in Iraq. Questo fatto è interpretato come la perdita dell’innocenza di una nazione che coincide con la perdita dell’innocenza delle due ragazze che compariranno in tutte le storie. Il riferimento alla morte di David Kelly, il cui corpo venne trovato a Harrowdown Hill nello Oxfordshire, ritorna nella terza storia quando la professoressa di Rachel, Laura, porta la ragazza nella sua casa in campagna proprio nello stesso parco dove era stato rinvenuto il corpo  dell’ ispettore delle armi delle Nazioni Unite; un parco stupendo per delle belle passeggiate ma che aveva segnato la perdita dell’innocenza
" E' quello che la morte di David Kelly ha rappresentato per noi. Fino a quel momento eravamo stati scettici nei confronti della guerra in Iraq. Sospettavamo che il governo non ci dicesse tutta  la verità. Ma il giorno in cui Kelly morì, una cosa divenne assolutamente chiara:la faccenda puzzava. Che si trattasse di suicidio o di omicidio non era così importante, una persona perbene era morta e , in un modo o nell’altro, erano state le bugie costruite intorno alla guerra ad ucciderla.Tutto qui. Nessuno di noi poteva più fingere che a governarci erano persone oneste.”( dal pensiero del marito di Laura) E la perdita dell’innocenza è anche uno dei temi del Paradiso Perduto di Milton sul quale Rachel deve scrivere un saggio per l’università.
La prima storia  ha un tono gotico, tipico dei racconti delle case  stregate. Rachel bambina  scoprirà un cadavere nei boschi e vicino al corpo troverà una carta da gioco su cui è tracciato un ragno.
Il libro salta avanti nel tempo, e  ritroviamo Rachel ormai cresciuta , prima studentessa universitaria e poi disoccupata. Trasferitasi a Londra, lavora infine  come tutrice per dei bambini di ricchissima famiglia,Intanto Alison, deve vedersela con la sua omosessualità, con una madre, Val, ex cantante di successo che viene mandata al massacro in una specie di Isola dei famosi e con un’ ingiusta accusa che la porta in prigione.
I personaggi ruotano intorno alla protagonista Rachel e le loro storie si intrecciano e creano una rete di connessioni significative tra fatti apparentemente inconciliabili, immagini simboliche  e personaggi.
Nelle storie si parla di diversità,di razzismo e pregiudizi, di banche ,di corruzione, di televisione,di reality show, di giornalismo, di social network che rendono la vita privata accessibile a tutti , di quei 140 caratteri che condizionano e stravolgono relazioni consolidate, di film di serie B, di allucinazioni, di successo a tutti i costi e di bisogno di riscatto,della smania di denaro e l’ostentazione di esso, delle ossessioni che condizionano la vita, del passato che ritorna, di rabbia. Si parla di politica e di mancanza di fiducia nella politica.
Si affronta un altro tema della nostra società: la mercificazione della paura.

 Si è presentato questo libro come un sequel del capolavoro di Coe del 1994, La famiglia Winshaw. In effetti ritroviamo solo alcuni membri della famiglia  Winshaw che nella Londra dei nostri giorni  ha ancora una posizione di dominio, tra banche, mass media, premi e raccomandazioni. Non è più l’Inghilterra della Thatcher, ma ci sono altri problemi.
Coe mescola diversi generi letterari e anche cinematografici : il comico e il noir, il thriller e il mistery, il gotico e il realismo magico; analizza il sottile confine tra realtà e fantasia,tra ragione e follia; descrive con humour e disprezzo il nostro mondo.


Jonathan Coe è nato a Birmingham nel 1961, si è laureato a Cambridge e a Warwick, vive a Londra. Ha scritto tre biografie (di Humphrey Bogart, James Stewart e B.S. Johnson) e numerosi romanzi. Con Feltrinelli ha pubblicato: La famiglia Winshaw (1996), La casa del sonno (1998; audiolibro Emons-Feltrinelli, 2013), L’amore non guasta (2000), La banda dei brocchi (2002), Donna per caso (2003), Caro Bogart. Una biografia (2004), Circolo chiuso (2005), La pioggia prima che cada (2007), Questa notte mi ha aperto gli occhi (2008), I terribili segreti di Maxwell Sim (2010), Come un furioso elefante. La vita di B.S. Johnson in 160 frammenti (2011), Lo specchio dei desideri (2012), Expo 58 (2013) e, nella collana digitale Zoom, V.O. (2011).